
Quale senso può avere, oggi, insegnare a leggere e scrivere ai bambini e alle bambine? Quale valore può avere per loro, oggi, alfabetizzarsi?
Nella ricerca di tesi, una volta delineato l’orizzonte pedagogico – un senso da intendersi come un fine – ci si è chiesti quale possa essere il mezzo a esso coerente affinché vi sia una trasposizione didattica adatta a comunicare, senza dirlo, quel senso ai bambini, sin dai primi tuffi nelle acque profonde delle parole.
In altri termini: posta una visione pedagogica sull’alfabetizzazione in relazione ai media contemporanei e agli sconvolgimenti climatici che pongono un punto interrogativo sul futuro e sull’esistenza umana, quale può essere una pratica didattica coerente con una pedagogia attiva che promuova la presa di coscienza e la responsabilità delle azioni?
Una possibile risposta al senso (il fine) e alla didattica (il mezzo) dell’alfabetizzazione risiede nel noi, nella cooperazione e nel paradigma socio-costruttivista.
Questo è il tema della mia tesi di ricerca con cui mi sono laureato in Scienze della Formazione Primaria: «Senza di voi non ho parole. Pensare e agire per una didattica socio-costruttivista della lettoscrittura» (110 e lode, università Milano-Bicocca).
Nel capitolo 1 ho tracciato un orizzonte pedagogico tra alfabetizzazione, urgenza ecologica e fattori culturali che ne sono causa (capitalismo e patriarcato); in seguito ho delineato una storia evolutiva della lingua, le cui origini possono forse risalire già all’Australopithecus.
Nel capitolo 2, riflettendo sull’alfabetizzazione come questione politica e sociale, ho scritto una storia della lettura e della scrittura – e dell’alfabeto – attraverso tre categorie interpretative: la «dimensione sociale dell’alfabetizzazione», «lo scambio e la mescolanza», «il dominio e l’emancipazione».
Questa storia umana tra la morsa del controllo e l’anelito alla libertà mi ha portato a distinguere tra un’«alfabetizzazione in sé» e un’«alfabetizzazione per»: tra un’alfabetizzazione come semplice abilità di leggere e scrivere, e un’alfabetizzazione fondata invece – oltreché sulla decodifica – sulla costruzione del senso critico individuale e collettivo.
Nel capitolo 3 ho definito il paradigma sociocostruttivista, ponendolo in relazione con la cooperazione e il concetto di «mutuo appoggio» di Pëtr Kropotkin. Anche in questa parte la storia e il potere hanno un ruolo importante, poiché si ricordano aspetti non solo pedagogici di figure – tra le altre – come Lev Vygotskij e Francisco Ferrer y Guardia, il fondatore della rivoluzionaria «Scuola Moderna» – aperta ai diritti di bambine, bambini e famiglie – che venne fucilato nel 1909 in Spagna dopo un processo farsa.
Nel seguito del capitolo, ho documentato le «pratiche di linguaggio» (tra cui la scrittura attraverso la dettatura all’insegnante da parte di bambine e bambini) nell’alfabetizzazione iniziale intraprese nella Escuela Graduada Joaquín V. González di La Plata, in Argentina: una scuola – conosciuta come Anexa poiché “annessa” alla locale università – la cui pedagogia costruttivista e visione politica sono esplicitate nei documenti istituzionali, oltreché nella didattica e nelle parole delle insegnanti.
Il quarto e ultimo capitolo analizza a posteriori, tramite la documentazione del diario di bordo, la seconda parte del tirocinio che ho svolto in Italia, durante il quale ho attuato un progetto didattico fondato sulle pratiche osservate in Anexa.
Nell’analisi ho rilevato aspetti caratterizzanti la pedagogia e la didattica socio-costruttivista: la partecipazione, la cooperazione, l’inclusione, l’(auto)valutazione e la gestione del potere.
La trattazione si conclude con la proposta di un «circolo virtuoso dell’apprendimento» – che nella visione socio-costruttivista non può che riguardare anche l’insegnante – e con l’idea che la nostra società, per potere cambiare – e dunque sopravvivere – deve dare voce pubblica alle idee e alle opinioni di bambini e ragazzi.
Qui è possibile leggere un estratto della tesi in bassa risoluzione.
Se interessati a consultare l’intero lavoro, è possibile contattarmi.







«La disinvoltura con cui molte critiche sfociano nell’insulto è vizio piuttosto diffuso, che desta ancor più preoccupazione se praticato da gente di scuola, da cui sarebbe legittimo attendersi un contributo a mantenere ogni discussione su toni di confronto civile, o anche solo di buona educazione».
Salvador Allende nel palazzo de La Moneda durante il bombardamento
Anna Danesi, 29 anni, capitana della nazionale italiana di pallavolo, è riuscita a parlare in modo così profondo – in un’
Per il 2025 il governo ha elargito 


fondamenta della società contemporanea – rappresenta la situazione politico-culturale dell’Italia. 


In una lettera pubblicata da La Tecnica della Scuola, c’è chi ha scritto – sospinto da imprecisione e luoghi comuni – di «assenza di meritocrazia» tra gli insegnanti, «trattamento tendenzialmente egualitario degli studenti» nella valutazione, «scarsa disciplina impartita».
Nel mese di dicembre gli insegnanti, a vedere l’importo della tredicesima aggiunto allo stipendio consueto, pensano che se, non diciamo proprio tutta quella somma, ma diciamo a sfiorarla, essa fosse la normale mensilità, beh allora qualche grosso problema della scuola si inizierebbe a risolvere: uno stipendio corrispondente al ruolo sociale svolto dagli insegnanti obbligherebbe il sistema ad una seria selezione dei docenti, perché la professione diventerebbe ambita e tra tanti candidati emergerebbero da severi esami e colloqui solo i più preparati dal punto di vista pedagogico, didattico e personale (cioè: puoi essere il più preparato nei contenuti e nel metodo, ma se non sorridi manco all’apparizione di un arcobaleno, o se soffri di qualche disturbo psico-patologico, è meglio non lavorare con bambini e ragazzi!) .


«Un fastidio che non sapeva bene neanche lui. Erano le case: tutti questi nuovi fabbricati che tiravano su […] facevano a chi monta sulle spalle dell’altro». Da anni, quando vado in Liguria, sul treno e in acqua mi chiedo quale beatitudine agli occhi fosse un tempo la costa, e mi addoloro, stupido, per il paesaggio perduto; mi appare Capo di Noli di Signac, e immagino il viaggio in barca del pittore dalla Costa azzurra, i suoi sguardi che non possono più essere i nostri. E poi ho letto per caso: il sanremese Calvino, in treno per il ponente ligure, non riconosceva più la sua terra. Così all’apparizione del pittore in mare mi s’è aggiunto lo scrittore sul vagone, e mi sento meno stupido, e comparo la mia malinconia al dolore di chi, in quella riviera, vi crebbe. Calvino lo affrontò – insieme al «fastidio» – con 





letteratura e insieme la democrazia. Dovete preparare i giovani a leggere e a commentare un testo letterario; e ciò comporta anzitutto studiarlo oggettivamente nella sua autonomia rispetto al lettore, considerarlo nelle sue componenti storicoculturali e letterarie, linguistiche e stilistiche; ma poi dovete anche sollecitarne l’interpretazione, che comporta invece la partecipazione del lettore, chiamato a esprimere il significato per noi di un testo. Non solo e non tanto il significato per me, ma potenzialmente un significato per la intera comunità dei lettori.
Foto tratta da Fb: 
“Sueños al cielo” (detalle, fotograf



Lezione fondamentale numero uno (per tutti gli adulti): non pensare che i bambini siano degli incompetenti. Come siamo immersi noi in un mondo di fatti, emozioni e notizie, lo sono anche loro: ascoltano e vedono ciò che accade intorno a loro, ragionano e – se ne viene data loro la possibilità – si esprimono. Hanno idee. E se li ascoltassimo, riusciremmo a cambiare il mondo.


libri è deleterio, forse letale, per la nostra specie». Quante volte lo penso, da maestro elementare. Quanto è importante che lo dicano persone influenti come Strada.





sua attività giornalistica ha reso l’Italia migliore, nonostante avesse soltanto 26 anni quando venne trucidato dai colpi.
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e indifferenti alla cronaca – Samuele si riferiva al muro statunitense al confine con il Messico – ancora me la ritrovo ogni tanto a gironzolare per la testa, insieme a un’altra questione: e se si dessero bei voti anche per le domande degli studenti, invece che per le sole risposte?


un’emozione – un fuggevole calore meravigliato nell’animo – che credo di non avere mai prima conosciuto: dopo le prime tre settimane di lavoro a dicembre, chiamato in corso d’opera dalla scuola come maestro di sostegno, al rientro avevo quasi dimenticato che Sanaa cerca il contatto di noi insegnanti.

16 gennaio 1969 lo studente Jan Palach si cosparse di benzina e si diede fuoco in piazza San Venceslao a Praga, per protestare contro l’occupazione sovietica e chiedere idealmente la libertà di tutti i popoli: morì tre giorni dopo, il 19 gennaio. Aveva 21 anni.
Quand’ero fiore di futuro
dalle persone che ho incontrato là, intorno ai villaggi di Bandh e Patta nelle prime alture himalayane dello Stato nordico dell’Himachal Pradesh; è occupata dalle immagini di meraviglia cristallizzate come fotografie nella mente, e dai bambini con i quali ho lavorato nelle scuole, dai profondi disagi riscontrati e percepiti, dalle opportunità colte o dormienti, dagli insegnamenti tratti da un’esperienza che mi accompagnerà per il resto del mio cammino.